L’Equivalente Generale

L’Equivalente Generale

Breve compendio della storia del denaro e dei suoi derivati

 

 

“Oro, divinità visibile,
conciliatore di cose inconciliabili;
nascondi la tua verità,
così che le belve possano dominare il Mondo”

Ben Johnson “Il Volpone”, Atto 1°, scena II

 
“L’avarizia è la radice di tutti mali”
La Bibbia, Isaia, 10, 59

Incipit
In principio, c’era il vuoto: o pressappoco, nel senso che fra il culo quadrato che si facevano gli abitatori del nostro Pianeta per sfangare la giornata raccattando una ciotola di sbobba da portare alla famigliola nella caverna (o tettoia di foglie nella savana, che fosse) e una valutazione di esso deretano da parte di eventuale altrui, non esistevano criteri di sorta.

Vale a dire che tanto riuscivo a razzumare e tanto mi serviva per campare: il valore era funzione esclusiva e diretta dello scopo ( come direbbero i più o meno ben pagati aedi del valsente d’oggidì), e rizzati!

La Società umana, d’altro canto, a questi primordiali lai, poteva ben dirsi una mera astrazione: l’écumene – ammesso vi fosse chi potesse anche solo concepire tale nozione – era la propria famiglia, al massimo il piccolo clan, e il resto erano nemici da fregare, ammazzare, e a buon bisogno sgranocchiare: quelli che oggi, al ritorno al punto di partenza cui ci hanno ricondotto, definiamo “competitors”.

Ma sono i bisogni che fanno correre gli uomini e le cose, come disse la vecchina in preda a un attacco di diarrea: e così, essendo che il procacciabile “motu proprio” non sempre era sufficiente e spesso non soddisfacente quanto ad aspettattive di chi esercitava attività assai – si può ben credere – impegnative, quali lo sfuggire alle zanne delle Tigre dai Denti a Sciabola o il fottere il favo di miele all’Ursus Speleus, nacque la Questione dello Scambio, Madre non necessariamente ammodino (altra ciccia che MariaVergine, mito da paysans sottosviluppati!) del Grande e Supremo Dio Mercato.

Ovvero, – in via esemplificativa e non esaustiva, come scritto nei contratti dei tiranculi odierni, ben volentieri sottoscritti dai dirimpettai piglianculi contemporanei – : io dò una ( – e) ( o più) cosa (- e) a te e tu dai una ( – e) ( o più ) cosa ( – e) a me.

Bello e pratico, nevvero? : io me ne fò una sega di più zampe di gallina da ciucciare di quel che possa, e te, pallino mio, te lo cacci il granturco – che, anche se t’avanza, da solo non ti sostenta e poi non ti garba ronsica’sempre la stessa roba, ma che alle mi’ galline le fa’ ingrassa’ come budelli ; e allora si fà un baratto e si gode tutt’e due ( e le galline, fino a un certo punto, quello del tiro del collo).

Questo ancestrale e primevo concetto di mercato ( = luogo o situazione di scambio di prodotti e/o beni che in tali contesti divengono, giustappunto, “merci”) caratterizza economie rudimentali basate sul soddisfacimento dei più immediati ed elementari bisogni, che ancor oggi connota aree di estremo sottosviluppo in una dinamica definita “ modo asiatico di produzione”: eziandìo, lo sviluppo economico “latu sensu” moltiplica e perciò complica i meccanismi di scambio, facendo così sorgere la questione di una definizione omnivalente e totipotente del valore delle diverse merci; si annuncia l’Avvento del Messìa del Mercato, dopo il Padre il Figlio: il Denaro.

Restate con noi, non cambiate canale!: fra poco, la più emozionante delle avventure, la più eccitante, trasgressiva e sexy delle storie, la balla più grande di tutti tempi, la Vera e Suprema Fregatura: come è stata inchiappettata l’Umanità intera! ( stacco, l’Overture di “ Also Spricht Zarathustra “, di Richard Strauss, appaiono due immensi glutei che si schiudono lentamente con fiduciosa, disponibile e solerte buona volontà . )

Vox clamantis in desertibus
Non è, per dire, che l’Avvento di cui ante potesse manifestarsi tanto diversamente dagli altri: Siddharta pennichellava sotto un fico ( o Baniano che dir si voglia ) quando gli sovvenne il dubbio che tutto sia una benemerita fregnaccia , e d’altro canto, il Battista, nel mentre che stava basito nelle segrete di Erode, e Salomè al pian di sopra si levava uno per volta, con malcelate intenzioni, i Sette Veli, berciava con quanta voce aveva in corpo “ vanitas vanitatis, et omnia vanitas”, ovvero “ tutto icché c’è un conta ‘na benemerita segaccia”.

Tali (ed altre ancora, che per doverosa sintesi omettiamo) apodittiche asserzioni, pur nella varietà delle formulazioni, concordemente asseverano l’illusorietà del piano di realtà che viene definito “Samshara” dagli induisti e “Vita Inferiore” dai Sufi: quale meraviglia, dunque, che per simboleggiare tale visione generale si sia infine proclamato Supremo Arbitro dell’umana condizione quel che i Padri Latini definivano “res nullius”?

Così essi Padri qualificarono l’”Aurum” con cui venivano coniate le monete, una cosa il cui possesso è illusione, essendo tal cosa di nessuno propria; come, per dire, Vittorio Cecchi Gori che asserisce “la Valeria Marini l’e roba mia”: altro non è che la tragica conferma dei nefasti effetti dell’assunzione massiva e continuata di sostanze psicotrope .

A dirla tutta, prima dell’Oro et similia, a fungere da unità di misura generale del valore delle cose le varie civiltà avevano sperimentato le più diverse soluzioni: graziose conchiglie marine, pezzetti d’ossidiana o di minerali vetrosi in cui specchiarsi. Il germe ( più propriamente Virus, uso influenza dei polli) dell’idea dell’ Equivalente Generale c’era già: ti rompevi la schiena a zappare le terra per cavarne rape, e poi le barattavi non già con olio per condirle ma con qualcosa di cui in sé non ti ci untavi un bel nulla, salvo là dove non batte il sole, e anche questo solo in senso metaforico.

In effetti la natura astratta dell’Equivalente Generale è già perfettamente percepibile a questo stadio: il valore assegnato a quel che funge da passaggio intermedio dello scambio è ( al di là dei sempre ricorrenti delirii dei chierici del Dio Quattrino, per cui esso Nume è incarnato e realmente presente nella transustanziazione della banconota, cedola, azione o BOT che sia) assolutamente arbitrario, e dunque, sempre e comunque, una convenzione, perciò una metafora.

Ma non siamo ancora al Denaro, poichè occorreva una forma concreta, una veste corporea stabile il cui valore, pur oscillando, si manifestasse comunque identificabile con ragionevole certezza: il ventre in cui lievita il miracolo è il metallo, Bronzo, Argento od Oro che sia, e la Forma Divina che infine appare è la Moneta, rotonda come il Sole, la Ruota, o quel che i francesi chiamano “ trou du cul”, il pertugio cui François Villòn dedicò immortali versi.

“Last but not least” , l’ultima analogia è forse quella più pertinente alla fattispecie in oggetto: è lì e proprio lì, nell’oggetto della venerazione del succitato gallico Aedo, che l’umana progenie và a pigliarselo di brutta maniera in conseguenza di questa Teofania, come meglio vedremo nel prosieguo.

Restate con noi, non cambiate canale! : l’Isola dei Famosi ci fa ‘na bella sega, Sex and the City non la cachiamo neanche di striscio, Elisa di Vallombrosa ma chi te sen’cula! ( stacco, La Marcia Trionfale dell’Aida, primo piano su un volto ( simbolico dell’umanità proprietaria della chiappe di cui in chiusura della puntata precedente) prima perplesso, poi dolorosamente consapevole che non si tratta solo di emorroidi.
Instrumentum Diaboli
Vero si è che “la concorrenza è l’anima del commercio”, ma ciò non significa che i concorrenti in questione grondino dello spirito decoubertiniano di anelare alla sola partecipazione, e chi se ne sbatte della vittoria: non consta, difatti, che i managers della “Pepsi”coltivino come hobby prevalente la composizione di “chanson d’amours” in stile provenzale per gli omologhi della “Coca”; né, tampoco, che le dirigenze della Ford e della General Motors si sfibrino in continui reciproci “cunnilingus” e “fellatio”.

Altettanto può ben dirsi del rapporto fra altri – più o meno antichi – culti , e quello che forma l’oggetto del nostro presente discettare, sicchè le relazioni fra i Sacerdoti del Dio Money e quelli di altre divinità sempre ebbero a risentire di una vivace, e a volte scomposta, dinamica di confronto (con una eccezione che richiameremo infra, e che è, peraltro, alla base della moderna Liturgia denarica, allorchè si manifesta la cultualità della Terza Persona della Trinità Soldesca, uno Spirito Santo davvero speciale).

Mosè, per dire, non poteva lasciare una mezza giornata soli gli Ebrei erranti nel Sinai per andarsi a scalducciare con un focherello di rovo o concedersi un piccolo relax con il suo hobby di scalpellinare Tavole di pietra, che, tornando, li ritrovava gnudi come ‘e bachi a fare le peggio cose ai piedi del Vitello d’Oro, briachi come tegoli e saltellanti come granocchi sul tavolo di Galvani.

E avevi voglia a berciare, uso Fred Flintsone, “Aronne, dammi la clava!”: quelli scansavano le legnate e via, peggio di prima, a fornicare e a trincare inneggiando ad esso Vitello, divinità tangibile ( altro che Jahvè , che nessuno sa ‘ndo l’è!), sbrilluccicante e che ti fa fare icchè ti pare, mica i Dieci Comandamenti, che a dargli retta seghe e gazzose, mentre con ‘sto bel Vitellino sesso, vino di palma, e Danza dei Sette Veli, oh yeeeeh! ( basta, dopo, passare all’Altare della Cassa e lasciare un obolo, mica vorresti godere a gratisse, eh, pallino?!? Tanto, poi, se poi ‘un ce l’ hai tutti, si fa ‘na bella tratta a trenta , sessanta o novanta e ‘un te ne accorgi nemmeno che ti sfilano i peli dal sedere.) Si manifesta così, eclatante – nelle pagine bibliche dell’Esodo – una archetipa antinomia fra Credi diversi e, più ancora, fra lo specifico Culto della Palanca e ogni altro: a ben vedere, dalla comparsa di questa Seconda Persona nel Rito di adorazione del Mercato Onnipotente, ogni conflittualità fra altre religioni si eclissa a confronto di quella prodotta da questo prodigioso Avvento.

A una ponderata meditazione, tale animosità trova una base oggettiva nel posizionamento un po’ sleale del competitor Quattrino: ogni altra confessione fa discendere dalle verità metafisiche che propugna un codice di comportamento che impegna i fedeli, variamente inibendo alcuni comportamenti ( individuali e sociali) e prescrivendone altri, laddove ai sacerdoti del Figlio del Mercato niente stracatafotte se non il servizio al Padre, che deve svilupparsi all’infinito, e a culo tutto il resto, come meglio vedremo nella prossima sezione di questo sintetico compendio.

Martin Lutero, sdegnato dalla decime e dal mercimonio delle indulgenze papali, definì il Denaro, senza tanti fronzoli, lo sterco di Satana ( “vulgo”, la merda del Diavolo) : il Denaro se n’ebbe per male, e come vedremo oltre, si vendicò, facendo diventare i Protestanti i più fanatici zelatori della Terza Persona del Culto Soldesco, allorchè, di li a poco, apparve

Restate con noi, non cambiate canale! Il vero Reality è questo qua, provate a dire di no quando alla fin del mese non vi resta un soldo da fà cantà ‘n cieco! [ stacco, il “Te Deum “ di Verdi, un naso, appartenente al volto di cui “ante”, freme dubbioso sopra una imponente, fumante, massa di materia marrone come il cioccolato, ( ma non lo è), morbida come il cioccolato, ( ma non lo è ). ]
Sanctus
L’apparizione della Terza Persona della Doviziosissima Trinità viene salutata con inni, leccate e lodi (cosi’ sbracate da far apparire, al confronto, Emilio un severo censore del Cavaliere ), per la legge del contrappasso, proprio dai quei Protestanti di cui fù assoluto antesignano Lutero: ma se per l’Inchiodatore di foglietti si trattava di diabolica cacca tossica, per i pii Quaccheri, Metodisti e via salmodiando i soldi, se sono tanti e accumulati, sono il benefico concime che ingravida e fà lievitare Santa Economia, e così tutti saremo tutti ricchi e felici e zumpappà zumpappà

Josip Vissarianovic Dzugaashvili – detto Stalin per brevità e per via del suo caratterino – in “Materialismo storico e materalismo dialettico” sosteneva che una serie di cambiamenti quantitativi ( sotto forma di accrescimenti, aumenti o accumuli che fossero) produceva, a un certo punto, un salto qualitativo. Ora, giusta la visione di Lutero comparata a quella dei suoi eredi e alla luce del fondamentale contributo di Baffone, ne consegue che quattro spiccioli sono una cacatina ( e magari, pure “diabolica”), ma se sono dimolti, non sono una montagna di merda, come un semplicione potrebbe pensare, ma lo Spirito Santo del Mercato Onnipotente finalmente disceso sulle crape dei suoi Apostoli Economisti: il Capitale, in tutta la sua rilucente (ancorchè marroncina ) Gloria.

Le nostre nonne, peraltro, saggiamente ricordavano che “ l’omo la unn’è mai contento” : e neanche è passata quest’allegra Pentecoste, che arrivano subito i criticoni, quelli che non gli stà mai bene niente. In questo caso, primo fra tutti, il figliolo del rabbino di Treviri, certo K. Marx.

Ora, è vero che, visti i suoi Larii, qualcosa della materia doveva essergli sbaluginata anche da bimbo: i bravi cristianucci, infatti, siccoma l’usura è un vizio immondo e un Peccato (giustappunto) Capitale, si facevano prestare e’ vaini dall’ebrei, volenti o nolenti, e ci facevano le guerre, ci pagavano le troie, e insomma tutti i cazzettacci loro; poi, se non glieli volevano rendere, visto che i Giudei avevano dato il Signore in mano ai Romani che lo sistemassero ammodino, a buon bisogno si attizzava un focherellino detto “autodafè”, così l’infame usuraio ci si scottava sopra prima d’ abbrustolissi col fuoco eterno dell’Inferno, e il debito chi se lo n ‘culava più ! ( procedimento poi portato a “standards” industriali, all’altezza del Secolo della catena di montaggio e dell’informatizzazione massiva, nella Germania di Baffino).

Comunque sia, Carletto spiegava che il Capitale, nella sua composizione organica ( con un forse non casuale rifermento alla priméva coprofoba lettura luterana) si divide in “vivo” e “morto”; ora, stante, fra l’altro, la caduta tendenziale del saggio di profitto, alla lunga o alla corta nella circolazione generale quello “morto” avrebbe prevalso su quello impiegato per gli investimenti, il capitale “vivo”, e dunque avrebbe smesso di essere concime per far lievitare l’economia divenendo, al contrario, un ceppo di prigione allo Sviluppo stesso. L’Uomo Rosso l’aveva vista giusta quanto a progressivo, e infine totale, predominio del capitale finanziario su quello industriale: ma non aveva previsto la nascita, e infine il totale predominio, di una terza forma di capitale, quella perfetta perché totalmente coerente con la natura di mera convenzione e perciò pura metafora, del Denaro, cioè quel Capitale Immaginario che oggi domina nelle menti, nelle convinzioni e nelle convenzioni della brulicante Congrega dei Rincoglioniti variamente ( auto – ) definentesi Risparmiatori, Investitori, Operatori di Borsa, Popolo dei BOT, e via ringrullendo.
Restate con noi, non cambiate canale! Stiamo per penetrare nei vostri più profondi recessi, nei più inconfessabili desideri! Ricchi subito senza fa ‘na sega! ( stacco, la “Danza delle Spade” di Kaciaturian, una mano grassoccia e tremolante torna, ancora esitante, ma volenterosa, a frugarsi in tasca: sarà la volta buona? )

 

Solve et coagula

La ricerca nella quale gli alchimisti consumavano la loro esistenza era volta al ritrovamento della “Pietra Filosofale”, in virtù della quale sarebbe stata possibile la trasmutazione di una sostanza vile, quale il piombo, in quella più pregiata, l’oro: come, per dire, trasformare Totti in un genio della matematica o Bossi in un “Homo Sapiens”. Compito tanto nobile quanto arduo: “le querce non fanno limoni”, recita un vecchio adagio popolare, fanno ghiande che si sbafano i maiali; e gli alchimisti, difatti, pestassero nel mortaio quante palle di Chimera o zoccoli di Unicorno volessero, sempre in bianco andavano, e via ricominciare a frullare ali di Arpia e peli di Manticora senza più probabilità di successo che a imbroccare un milione di Euro al Gratta e Vinci.

Bella accolita di intronati, possiamo dire oggi, poichè la chiave del mai raggiunto successo era invece a portata di mano e ciò, paradossalmente, già nel proprio motto, ” solve et coagula”, che stava a significare ” scioglilo e ricondensalo a modino”, uso croccante con le arachidi. Quello che agli alchimisti era più difficile che a Di Pietro azzeccare un congiuntivo, è invece filato via alla grande maniera ai pii adoratori della Svanzica che, tribolando dapprima nei martirii della Fede, hanno goduto ( come budelli ) infine, dell’Apoteosi del Capitale Immaginario, o Denaro Immateriale che dir si voglia.

All’occhio superficiale e distratto dei contemporanei la Grande Sodomizzazione in oggetto può forse sembrare ergersi maestosa con i Tango Bond, o, ai i più colti, nella crisi del ’29 a Wall Street: ma l’Adepto dentro le segrete cose sà bene che le prime manifestazioni dell’ Inchiappettata Generale risalgono ad altri tempi e luoghi: come la Francia della Rivoluzione o il Campo dei Miracoli, il primo alla fine del Secolo dei Lumi, il secondo nelle pagine del Collodi.

Fatta la Rivoluzione e mozzato il capo a Luigi XVI° e alla sua signora, quella delle brioches, la miseria, fottendosene della Libertè, Egalité e Fraternité continuava imperterrita a sterminare i poveri e a ignorare i benestanti, cosicchè il buon Babeuf ed altri dettero vita alla Congiura degli Uguali, sdegnati che si fosse fatto tutto quel bordello per niente: il cuore del programma dei congiurati e, insieme, la motivazione stessa della congiura, erano le lacrimevoli condizioni dei tanti francesi di più umile condizione che dall’essere passati dallo status di sudditi del Re a quella di cittadini della Repubblica non gliene era venuta in tasca una benemerita cazzarola di nulla, continuando a ciucciarsi le rape galliche ( “topinanbours” ) a pranzo e cena quando diceva bene, e le mani vuote per il rimanente.

A rimedio di tale sofferenza , gli Uguali – senza tante seghe – proponevano che si stampasse un numero adeguato di banconote da un Milione di Franchi che, distribuite fra ” Les Miserables”, li trasformassero – alè, ho hoo! – in altrettanti ” millionares” : agli Uguali fu somministrata la stessa medicina di monsieur Guillotine che aveva levato i pensieri dalla testa a Luigi Capeto e Maria Antonietta, ma l’immortale Idea dell ‘Inflazione sopravvisse e, preannunciata dalle tante “svalutation”di altri tempi, esplode oggi in tutta la sua Gloria nel presente trionfo dell’Euro grazie al quale, dalla mattina alla sera abbiamo visto le spregevoli monetine da Cinquecento Lire quadruplicare il valore nel Grande Eurone, che vale quattro volte di più . Peccato che ci siano quei merdaioli di verdurai che non ne tengono conto e sostengono ( saranno comunisti? seguaci di Osama Bin Laden?) che sempre cinquecento lire sono, e se vuoi un chilo di Cipolle rosse di Tropea me ne hai a dare due, di quelle monete gialle e banche.

Ma la vera Epifania del Capitale Immaginario, quella del Prodotto Finanziario, è preannunciata da un Romanzo, non a caso quello in cui si parla del Bugiardo per antonomasia, del Contaballe per eccellenza: il “Pinocchio” del Collodi.

Chi di voi, in una notte buia e tempestosa, uscendo dalla Tavena del Gambero Rosso, e venendo affiancato da due signori, uno zoppo e l’altro con una benda sull’occhio, non penserebbe che si tratta di due lestofanti da cui allontarsi il più in fretta possibile : e invece no!, miscredenti ciechi che non siete altro.

Sono, sappiatelo, due pii monaci dell’Ordine dei Tiranculi, il Promotore Finanziario e l’Operatore di Borsa: e vengono a salvarvi dall’immonda abitudine di sperperare le vostre quattro – e pure vili – palanche in inutili e futili svaghi, quali viaggi e abbuffate o, diononvoglia !, trincando Dom Perignòn con le maiale dei night clubs.

Questi buoni fraticelli, vi prenderanno per mano e vi porteranno nel più vicino Campo dei Miracoli ( a Milano è dalle parti di Piazza Duomo, in America a Wall Street, e via andare) dove, seppellite le quattro monetacce vigliacche che vi ingombrano le tasche, a buon tempo raccoglierete dei magici foglietti che, uso i santini di Padre Pio, vi apriranno le porte del Paradiso della Finanza : da poveri pensionati, oscure casalinghe, parrucchiere frustrate o commessi sottomessi vi trasformeranno, al bacio magico del Certificato Azionario, in Padroni di una quota della Fiat, della Telecom, della General Motors ; perfino, con i BOT e i CCT, dello Stato Italiano, o di quello Francese e udite!, udite, ! degli stessi Stati Uniti d’America, oh yeeeh!

Solve et coagula: la vile sostanza della liquidazione della vostra pensione, o i miserabili risparmiucci di una vita divengono l’oro purissimo dell’accesso alle Sfere Celesti della Finanza dove il Cavaliere danza con l’Avvocato, e tutt’e due con l’Ingegnere .

Beato chi crede e ha fede nel Capitale Immaginario perchè sue saranno la Borsa, e tutto ciò che essa contiene, dalla Parmalat ai Tango Bond!

Restate con noi, non cambiate canale! fra poco, l’ultima puntata del più repellente serial di tutti i tempi: finora abbiamo solo scherzato, stiamo per svelarvi il Segreto Supremo: stò cazzo di Equivalente Generale a cosa equivale? ( Stacco, il Valzer Imperiale di Strauss, due occhi sgranati e leggermente basedoviani – o bovini che dir si voglia- roteano impazziti in tutte le direzioni come se cercassero freneticamente qualcosa che il loro proprietario ha perduto: sarà mica la miserabile liquidazioncina della pensione di cui sopra? )

 

Apocalisse
Questo termine greco, che significa “Rivelazione” , ci appare il più appropriato per la chiusura del nostro Compendio, ove, con pochi, semplici e concreti esempi, sarà a tutti accessibile il Codice del Quattrino ( Dan Brown e Leonardo Da Vinci, ve salutamo!).

Non lieve responsabilità, quella di svelare il meccanismo della Transustanziazione Baiocchica in virtù della quale, promanando dal Padre Mercato, per l’intercessione di Santa Economia, nella specie della Moneta e della Banconota ogni cosa diventa tutt’altra: ma, dopo l’11 Settembre, cinque anni di Governo Berlusconi e la prospettiva di prossimi altri cinque di Governo Prodi, di che minchia dovremmo aver paura?

Guardiamoci in faccia, come disse Moana Pozzi volgendo la schiena a Platinette: ognuno ha il suo prezzo, ma ogni prezzo ha il suo corrispettivo.

Questo corrispettivo è un “equivalente”, ovvero, in senso letterale, qualcosa che in una attribuzione di valore “equa” – cioè “giusta” – motiva l’esborso di un quantum: nella liturgia denarica, che tutti ci obbliga, ci condiziona e ci arrapa, il Soldo è un equivalente, appunto, di carattere generale, una unità di misura con cui si può “ prezzare”, attribuire un valore monetario, a tutto.

Madamine, il catalogo è questo:

La cattura e la morte per croce del tuo Maestro, l’ Uomo che chiamano “Rabbi”: trenta denari d’argento, che al cambio di oggi e al netto dell’inflazione fanno quanto a € 12.000,00 (dodicimila virgola zerozero euro);

La segnalazione di un conoscente di razza ebraica per procurare ad esso e famiglia un viaggio in Classe Bestiame ad Auschwitz, Mathausen o Teresinha, a scelta: Deutsche Mark 500, che attualizzati e al netto dell’inflazione fanno quanto a € 3.500,00 ( tremilacinquecento virgolazerozero euro)

L’affitto di tua figlia di anni due e mezzo al vicino di casa pedofilo: quanto a € 50 ( cinquanta virgola zerozero euro) a pomeriggio.

Le cornee di un adolescente brasiliano di anni tredici macellato in vista di questo espianto, ed altri prelievi che per brevità omettiamo : quanto a € 10.000,00 ( diecimila virgola zerozero euro ) per singola cornea ( prezzo all’ingrosso franco San Paolo)

Trentacinque anni della tua vita, quaranta ore alla settimana, a fare cose che odii o in cui, comunque, non credi più , oltre a dieci ore settimanali di spostamenti a bestemmiare in mezzo al traffico gli altri poveri coglioni come te, che ti corrispondono del pari: quanto a € 1.300 (milletrecentovirgolazerozero euro) mensilmente corrisposti posticipati, più tredicesima mensilità.

Tali prezzi si intendono ovviamnte riferiti tutti a fattispecie precise, documentabili e documentate, e arrotondati per eccesso.
Cambiate pure canale!: lo spettacolo è finito. ( Stacco, la “Danza della Fata Confetto” dallo “Schiaccianoci “ di Ciaichovski, due mani adesso più ferme smontano, oliano e rimontano una Colt calibro 45 Magnum: si tratta, forse, del lieto e vivace preambolo a una visita personale all’Operatore Finanziario?)

 
Ma, ditemi, che cos’è una rapina a una banca in confronto alla fondazione di una banca?
Bertold Brecht “ L’opera da Tre Soldi”

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